“Non c’è amore senza verità”. Chi vuoi che l’abbia detto. Quella che ho detto è la verità più vera, il distillato di me. È l’uomo che io posso darti. Sono stato amante, e sono stato amato. Un’era dolcissima, di sogni non velati da menzogne. Non eri tu, né sentivo colpa il fatto di non avere ancora mai anagrammato le tue lettere. Leggi il seguito di questo post »
Esame di maturità. di Efialte
Luglio 15, 2009Il senso del divino nel Faust di Goethe – oscuro, e implausibili i motivi delle molte versioni dei Promessi Sposi. Nessuno può memorizzare la successione degli Inni sacri, non con Joe Bonamassa nell’iPod. Rebecca mise giù il volume, il quaderno piccolo di appunti, e passò al vulcanesimo, alle diverse specie di rocce metamorfiche. Ma cos’era la Pentecoste? Ronzio. L’orecchino poggiato sulla scrivania vibra.
oggi. alle 5 per 3 ore antonio audi a4 metall
Tre giorni all’esame e solo due giorni e mezzo per studiare. Già le quattro, cristo.
Rebecca fece la doccia in compagnia delle articolazioni del pensiero di Hegel, asciugò i capelli rivedendo le fasi lunari e la formula della gravitazione universale, allacciò il reggicalze, distese i collant. Leggi il seguito di questo post »
Intasato. di Efialte
Luglio 8, 2009È venuto il tecnico oggi. L’idraulico. Sono due che vengono, padre e figlio. Il figlio è bravo, e il padre ha il bisogno di sentire che ancora quel figlio ha bisogno di lui. Non si sono ricordati Leggi il seguito di questo post »
Prosapoetica e racconti a quattro mani
Luglio 3, 2009Tornando a rispolverare la categoria “concorsi letterari” (per troppo tempo dimenticata), vi segnalo questa settimana due iniziative originali.
Remo Bassini torna con la seconda edizione di Racconti a quattro mani, concorso letterario di racconti scritti “in coppia”. I più meritevoli verranno pubblicati in un e-book.
Per maggiori informazioni, cliccate qui.
Interessante anche il concorso promosso da Fara Editore Prosapoetica “terra/di/nessuno 2009″, che opera a cavallo dei generi racconto e poesia. La scadenza è il 31.08.2009 e le prose poetiche dovranno essere inviate a info@faraeditore.it.
Il regolamento lo trovate sul sito di Fara Editore.
La dignità di Eva
Giugno 22, 2009(Mi scuso per l’assenza su queste pagine. Sono stati giorni frenetici – e altri ne verranno…)
R. Conigliaro, L’alba (2000)
Quando si parla delle condizioni di vita delle donne musulmane (senza distinzione di stato e provenienza: diciamo “i musulmani” così come diciamo “i ne(g)ri”, “gli albanesi”, “i rom”), l’italiano medio è sempre pronto a lanciarsi in appassionate discussioni: è vergognoso che quelle poverette siano costrette a indossare il burqa; quanto alle ragazzine che si vedono qui, nel nostro Paese… perché devono portare il velo sul capo? Che barbarie. Che popolo incivile.
Dovrebbero piuttosto adattarsi ai nostri evoluti costumi occidentali e liberarsi una volta per tutte dal peso dei veli e delle vesti lunghe fino ai piedi.
Dopotutto, in Occidente la donna è rispettata, al pari dell’uomo gode del diritto all’istruzione e al lavoro. Al pari dell’uomo può votare, fare carriera politica, esprimersi attraverso l’arte, la cultura e la televisione.
Una donna, in Occidente e in Italia, può tutto.
Può ricevere l’incarico di ministro perché sospettata di essere l’amante di un uomo importante. Oppure, sempre in virtù della propria avvenenza (per le “bruttine e stagionate” restano le biblioteche e i laboratori di ricerca), scegliere di diventare una scintillante e inutile soubrette.
Il prezzo da pagare sarà una breve vacanza nella villa di qualche facoltoso, dove poter far mostra del proprio corpo perfetto: piccole tette, piccoli culi, abbronzatura impeccabile. Corpi al sole, per parafrasare (non a caso) un celebre romanzo di Agatha Christie; corpi “morti”, già privi (nonostante l’età anagrafica delle aspiranti starlette) di ogni giovanile freschezza. Piccole donne che hanno venduto l’anima alla politica e alla Dea Puttana del Successo, pur di realizzare un sogno di cartapesta. Donne sciocche, calpestate da maschi al culmine del delirio di onnipotenza e che si credono emancipate solo perché possono mostrare cosce e seni a piacimento. Non si accorgono neppure (per pochezza d’ingegno e scarsa cultura) di subire in realtà il peggiore e più subdolo degli sfruttamenti: quello che lusinga, promettendo regali e “libertà”, in cambio del rispetto che ogni donna dovrebbe avere per se stessa.
E’ proprio questa, infatti, la differenza fra le vituperate donne musulmane e le orgogliose femmine occidentali: le prime, se e quando oppresse, conservano intatti orgoglio e dignità personali, meritando rispetto per la loro ostinata volontà di far vivere e di sopravvivere. Le seconde vivono nell’illusione perenne di non avere padroni, senza comprendere di essere schiave di se stesse e di un perverso sistema.
Così, non ci scandalizziamo più se le fotografie di un’illustre nullità come Noemi Letizia vengono pubblicate dalle maggiori testate giornalistiche del Paese (lei bellissima, bionda e ochetta, doverosamente svestita) e se la stessa ragazzina viene addirittura scortata dalle forze dell’ordine al seggio elettorale; ma siamo pronti a indignarci quando leggiamo di Nura Al Faiz, vice ministro all’istruzione femminile in Arabia Saudita, che rifiuta di togliersi il velo e di comparire in televisione. Quale donna sana di mente rifiuterebbe di offrirsi in pasto alle telecamere? Come se la politica si facesse con un bel sorriso e un paio di gambe accavallate (Mara Carfagna docet), piuttosto che col cuore e con la testa.
Di fronte allo sfacelo della condizione femminile occidentale, preferisco restare attaccata ai fulgidi miraggi di poetesse, attrici, intellettuali (da Franca Rame ad Alda Merini; da Dacia Maraini alla grande Christa Wolf, solo per citare alcune delle mie preferite da sempre) che, per quanto minoritarie, rappresentano lo splendore ineffabile dell’etre féminin. Tenendo sempre presente la fermezza dello sguardo (quegli occhi, sotto ai veli colorati) delle donne Somale, in fuga dalla guerra e dalle proprie case eppure non ancora sconfitte, unica autentica speranza per una terra esausta.
Da queste donne impariamo ad amare e ad amarci, a pensare e a combattere, a danzare e camminare – senza piegarci.
“In terra consacrata”, di Ugo Barbàra
Giugno 1, 2009
Giornalista e scrittore, Ugo Barbàra si cimenta, col suo vasto romanzo In terra consacrata, a ricostruire – dettaglio dopo dettaglio – la vicenda del rapimento di Emanuela Orlandi. Intento evidente e avvalorato da quanto dichiara lo stesso Barbàra nel suo blog: «… senza di lei [la giornalista Rosa Polito, esperta in cronaca giudiziaria] questo nuovo romanzo non potrebbe esistere».
Gli ingredienti ci sono tutti: le dichiarazioni rese dall’ex amante del boss Sabrina Minardi (nel libro ribattezzata “Anna”); i riferimenti alla banda della Magliana e alla sepoltura di Enrico De Pedis (“Marino”) nella chiesa di Sant’Apollinare a Roma; e, infine, il poco chiaro coinvolgimento di Paul Marcinkus e dello IOR nel sequestro della quindicenne.
Non si capisce, dunque, per quale motivo Barbàra abbia inserito in una delle prime pagine del suo libro la dicitura “Ogni riferimento a persone e fatti realmente esistenti o accaduti è puramente casuale”: astuzia da giornalista o tentativo mal riuscito di menare per il naso il lettore?
Non che ci sia nulla di male nel trasformare i fatti di cronaca in ispirazione letteraria – anche Balzac amava attingere ai “fait divers”, trovando su questo terreno spunti preziosi per la sua Comédie humaine.
Il problema è che Barbàra non è Balzac e il suo romanzo, più che un’opera letteraria vera e propria, è una ricostruzione insipida e di cattivo gusto di un triste episodio della storia italiana. Nulla di più.
Lo stile narrativo riflette la scarsa inventiva dell’autore: prolisso, debordante, poco curato e privo della necessaria caratterizzazione dei personaggi nel corso dei lunghi e numerosi dialoghi. (Tutti parlano con la stessa “voce”: Anna, ad esempio, donna di bassa estrazione sociale, parla esattamente con la stessa proprietà di linguaggio del procuratore e dell’avvocato – con l’unica differenza che ogni tanto si abbandona a qualche espressione scurrile.)
Debole è anche la struttura del romanzo: per tre quarti del volume, Barbàra si limita a esporre quanto si conosce della storia di Emanuela Orlandi, servendosi delle improbabili (dis)avventure dei due figli di Anna. A capitoli alternati segue quindi i vari personaggi lungo il filo rosso che li unisce e che poco a poco, dipanandosi, conduce il lettore verso il bandolo della matassa.
Bandolo che, una volta afferrato, si rivela abbastanza deludente: se, infatti, pur non brillando per la sua resa letteraria, la vicenda di cronaca era stata di per sé coinvolgente, il punto in cui il fait divers ha termine e prende avvio la fantasia dell’autore coincide con la noia del lettore e la sua incredulità di fronte a un finale quanto mai improbabile.
In definitiva: un romanzo inutile quanto pretenzioso.
Recensione di Cristiano Villa
Ugo Barbàra
In terra consacrata
Edizioni Piemme
Casale Monferrato 2009
V Concorso letterario nazionale “Lingua Madre”
Maggio 18, 2009
Lingua Madre é un’iniziativa dell’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte. Nata nel 2005 come sezione della Fiera Internazionale del Libro, da quest’anno diventa progetto permanente, sviluppando una programmazione continua durante l’anno e consolidando il rapporto con Terra Madre, per un’idea di sviluppo sostenibile, processo in cui la globalizzazione economica consideri, rispetti e valorizzi la diversità delle singole culture e delle singole comunità.
Il Concorso letterario nazionale Lingua Madre, ideato da Daniela Finocchi, è diretto a tutte le donne straniere residenti in Italia che, utilizzando la nuova lingua d’arrivo (cioè l’italiano), vogliano approfondire il rapporto tra identità, radici e il mondo “altro”. Il Concorso vuole essere un esempio significativo delle interazioni che stanno ridisegnando la mappa culturale del nuovo millennio e testimoniare la ricchezza, la tensione conoscitiva ed espressiva delle donne provenienti da “altri” Paesi.
Una sezione speciale è dedicata alle donne italiane che vogliano farsi tramite di queste culture diverse, raccontando storie di donne straniere che hanno conosciuto, amato, incontrato e che hanno saputo trasmettere loro “altre” identità.
Le opere selezionate saranno pubblicate in un libro che verrà presentato nell’edizione 2010 della Fiera Internazionale del Libro di Torino.
Gli elaborati dovranno essere inviati entro e non oltre il 31 dicembre 2009 a:
Concorso letterario nazionale Lingua Madre
Casella Postale 427
Via Alfieri, 10 – 10121 Torino Centro
Qui il bando completo del Concorso.
“Babele 56″, di Giorgio Fontana
Maggio 13, 2009Per tutti coloro che non vogliono un’Italia multiculturale, andando contro ogni evidenza, ricamando arazzi di paure infondate.
“Un giorno esci per andare al lavoro e ti accorgi che il tabaccaio sotto casa – Il tabaché del vintitrì, chiuso da tempo – ha ripreso vita: due ragazzi asiatici sistemano bottiglie di liquori e birra sugli scaffali bianchi. Quel giorno “posso dire di non aver visto soltanto un negozio che riapriva, ma una particella del processo di meticciamento di Milano”.
Una città nuova, fatta di mille nazionalità, che sta nascendo sotto i nostri occhi e che Giorgio Fontana, giovane scrittore di talento, ha deciso di seguire – usando i mezzi pubblici e in particolare l’autobus 56, uno dei più multietnici di Milano – e di raccontare. È così che nasce questo libro “in otto fermate” per altrettanti volti: come Karkadan, rapper tunisino di stanza al quartiere Isola, Kamal, che in Sri Lanka era un giocatore di cricket semi-professionista e qui è custode in un condominio, o José, peruviano, oggi editore vicino a piazzale Loreto… ” (dal risvolto di copertina del libro).
Giorgio Fontana
Babele 56
Terre di Mezzo editore
Milano 2009
Monologo per Cassandra
Aprile 27, 2009Sono io, Cassandra.
E questa è la mia città sotto le ceneri.
E questi i miei nastri e la verga di profeta.
E questa è la mia testa piena di dubbi.
E’ vero, sto trionfando.
I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
Solamente i profeti inascoltati
godono di simili viste.
Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
e tutto poté compiersi tanto in fretta
come se non fossero mai esistiti.
Ora lo rammento con chiarezza:
la gente vedendomi si interrompeva a metà.
Le risate morivano.
Le mani si scioglievano.
I bambini correvano dalle madri.
Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
E quella canzoncina sulla foglia verde -
nessuno la finiva in mia presenza.
Li amavo.
Ma amavo dall’alto.
Da sopra la vita.
Dal futuro. Dove è sempre vuoto
e da dove nulla è più facile del vedere la morte.
Mi dispiace che la mia voce fosse dura.
Guardatevi dall’alto delle stelle – gridavo -
guardatevi dall’alto delle stelle.
Sentivano e abbassavano gli occhi.
Vivevano nella vita.
Permeati da un grande vento.
Con sorti già decise.
Fin dalla nascita in corpi da commiato.
Ma c’era in loro un’umida speranza,
una fiammella nutrita del proprio luccichio.
Loro sapevano cos’è davvero un istante,
oh, almeno uno, uno qualunque
prima di -
E’ andata come dicevo io.
Però non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo è il mio ciarpame di profeta.
E questo è il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter essere bello.
Wisława Szymborska
5° incontro del Circolo di lettura
Aprile 25, 2009
Domenica 26 aprile 2009, ore 15.30
Desana (VC)
5° incontro del Circolo di lettura Cassandra
Il romanzo di cui si discuterà sarà Il danno, di J. Hart.
Verrà inoltre proposta ai partecipanti l’attività della Constant Autonome Zone.
Per adesioni o eventuali informazioni: vocedicassandra[at]gmail.com
Per chi non fosse della nostra zona e desiderasse comunque partecipare al dibattito sul libro, potrà farlo online all’interno del nostro gruppo su aNobii: [link].












