La dignità di Eva

Giugno 22, 2009

di Cassandra

(Mi scuso per l’assenza su queste pagine. Sono stati giorni frenetici – e altri ne verranno…)

R. Conigliaro, L’alba (2000)

Quando si parla delle condizioni di vita delle donne musulmane (senza distinzione di stato e provenienza: diciamo “i musulmani” così come diciamo “i ne(g)ri”, “gli albanesi”, “i rom”), l’italiano medio è sempre pronto a lanciarsi in appassionate discussioni: è vergognoso che quelle poverette siano costrette a indossare il burqa; quanto alle ragazzine che si vedono qui, nel nostro Paese… perché devono portare il velo sul capo? Che barbarie. Che popolo incivile.
Dovrebbero piuttosto adattarsi ai nostri evoluti costumi occidentali e liberarsi una volta per tutte dal peso dei veli e delle vesti lunghe fino ai piedi.
Dopotutto, in Occidente la donna è rispettata, al pari dell’uomo gode del diritto all’istruzione e al lavoro. Al pari dell’uomo può votare, fare carriera politica, esprimersi attraverso l’arte, la cultura e la televisione.
Una donna, in Occidente e in Italia, può tutto.
Può ricevere l’incarico di ministro perché sospettata di essere l’amante di un uomo importante. Oppure, sempre in virtù della propria avvenenza (per le “bruttine e stagionate” restano le biblioteche e i laboratori di ricerca), scegliere di diventare una scintillante e inutile soubrette.
Il prezzo da pagare sarà una breve vacanza nella villa di qualche facoltoso, dove poter far mostra del proprio corpo perfetto: piccole tette, piccoli culi, abbronzatura impeccabile. Corpi al sole, per parafrasare (non a caso) un celebre romanzo di Agatha Christie; corpi “morti”, già privi (nonostante l’età anagrafica delle aspiranti starlette) di ogni giovanile freschezza. Piccole donne che hanno venduto l’anima alla politica e alla Dea Puttana del Successo, pur di realizzare un sogno di cartapesta. Donne sciocche, calpestate da maschi al culmine del delirio di onnipotenza e che si credono emancipate solo perché possono mostrare cosce e seni a piacimento. Non si accorgono neppure (per pochezza d’ingegno e scarsa cultura) di subire in realtà il peggiore e più subdolo degli sfruttamenti: quello che lusinga, promettendo regali e “libertà”, in cambio del rispetto che ogni donna dovrebbe avere per se stessa.
E’ proprio questa, infatti, la differenza fra le vituperate donne musulmane e le orgogliose femmine occidentali: le prime, se e quando oppresse, conservano intatti orgoglio e dignità personali, meritando rispetto per la loro ostinata volontà di far vivere e di sopravvivere. Le seconde vivono nell’illusione perenne di non avere padroni, senza comprendere di essere schiave di se stesse e di un perverso sistema.
Così, non ci scandalizziamo più se le fotografie di un’illustre nullità come Noemi Letizia vengono pubblicate dalle maggiori testate giornalistiche del Paese (lei bellissima, bionda e ochetta, doverosamente svestita) e se la stessa ragazzina viene addirittura scortata dalle forze dell’ordine al seggio elettorale; ma siamo pronti a indignarci quando leggiamo di Nura Al Faiz, vice ministro all’istruzione femminile in Arabia Saudita, che rifiuta di togliersi il velo e di comparire in televisione. Quale donna sana di mente rifiuterebbe di offrirsi in pasto alle telecamere? Come se la politica si facesse con un bel sorriso e un paio di gambe accavallate (Mara Carfagna docet), piuttosto che col cuore e con la testa.
Di fronte allo sfacelo della condizione femminile occidentale, preferisco restare attaccata ai fulgidi miraggi di poetesse, attrici, intellettuali (da Franca Rame ad Alda Merini; da Dacia Maraini alla grande Christa Wolf, solo per citare alcune delle mie preferite da sempre) che, per quanto minoritarie, rappresentano lo splendore ineffabile dell’etre féminin. Tenendo sempre presente la fermezza dello sguardo (quegli occhi, sotto ai veli colorati) delle donne Somale, in fuga dalla guerra e dalle proprie case eppure non ancora sconfitte, unica autentica speranza per una terra esausta.
Da queste donne impariamo ad amare e ad amarci, a pensare e a combattere, a danzare e camminare – senza piegarci.

5 Risposte a “La dignità di Eva”

  1. Zuppa Dice:

    approvo senza dibattere, sono in fase di secca mentale.


  2. gentile eloisa scrivi, punto cruciale, dell’etre féminin: tra oriente e occidente in realtà il problema dell’essere Donna (aggiungerei Vera_Donna) è problema relazionale con l’uomo ed è terribilmente complicato e da affrontare con intelligenza laica! da noi in occidente il prezzpo da pagare lo hai ben analizzato e direi che lo condivido ma sta alla parte migliore della società saper valutare la femminilità per intelligeza, ironia, sensibilità oltre la “misura del reggiseno”! pensa alla meriini che ha il coraggio di mostrarsi a seno nudo su uno scatto stupendo superando età, bellezza, aspettative e sa offrirsi quale idea meravigliosa dfi (appunto) intelligenza ironica e anche tragica! in oriente dovrebbero liberarsi dalla confusione generata tra religione-politica, senza rivoluzione illuministica, mi spiace, le donne saranno conmdannate a soggiacere all’uomo, l’uomo a soggiacere a iman più legati al potere temporale, se ci si riflette, che a quello spirituale.. poi cmq non mi piace l’idea di un uomo che possa comandare alla donna, alla sua donna e ad altre, per me valgoo i rapporti paritari! cn stima
    r.m.


    • dimenticavo e mi scuso: la vera Donna è colei che sa porsi la tua domanda: “e se mi fotografassi l’utero?”, guarda eloisa è domanda di una tale intensità e intelligenza che riterrei andrebbe posta ad ognuna, ad ognuno..
      r.m.

      • Eloisa Dice:

        Roberto, ti ringrazio per i tuoi commenti, che mi permettono di chiarire ulteriormente il mio punto di vista.
        Spero che sia chiaro che, in queste poche righe, in nessun modo ho voluto esaltare l’oppressione della donna – in qualunque parte del mondo (o sotto qualunque religione) essa avvenga.
        Desideravo semplicemente sottolineare l’ipocrisia della nostra società moderna e occidentale, che condanna ciò che le è molto lontano – e poi fa ben di peggio in casa propria.
        Mi piaceva inoltre ribadire come non sempre l’oppresso perda la dignità e il rispetto nei riguardi della propria persona. Da noi, purtroppo, non è più così.
        Ci stiamo avviando verso una china pericolosa, nonostante le fulgide eccezioni che entrambi abbiamo menzionato.

        A tale proposito: MicroMega.


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